Cerebro Atrofia Fascistoide

Pubblicato il Pubblicato in Le consulenze del Prof. Haldol

 

Ave, pazienti di tutto il mondo.

Oggi tratteremo di un fenomeno di risonanza mondiale denominato C.A.F. (Cerebro Atrofia Fascistoide).
Lungi da noi affrontare la malattia dal punto di vista socio-politico-partitico-ideologico-ecc, anche perché a breve affronteremo anche la S.P.B.S. (Sindrome Pseudo Buonista Sinistroide), che causa altrettanto affollamento nella mia sala d’attesa quanto la succitata C.A.F. Par condicio imbecillis.
Chi già è affetto da questa piaga sarebbe meglio non leggesse oltre… anzi no, è bene che prosegua la lettura per comprendere che è VERAMENTE malato, e magari tentare una disperata guarigione dell’ultimo minuto.
Or dunque, il soggetto in questione manifesta già in tenera età i primi sintomi, quali attitudine all’altrui imposizione del proprio credo, desiderio di socializzare a colpi di manganello, tendenza a declamare slogan in lingua teutonica e continue profferte di un non meglio specificato Olio di Ricino. Che poi questo Ricino non si sa nemmeno chi è e dove abita. Boh.
Tralasciando il picco massimo di diffusione della malattia, tra gli anni ’20 e circa metà degli anni ’40, dopo un periodo di relativa stasi del ceppo virale assistiamo ai giorni nostri a una recrudescenza delle sintomatologie. Il soggetto infatti associa una delirante nostalgia dei tempi “quando c’era lvi” ogni qualvolta si verifichi un problema. Anche un innocente quanto banale “non ci sono più la mezze stagioni…” viene chiosato dal Delirante con un ”quando c’era lvi c’erano!” Insomma, ”quando c’era lvi c’era il lavoro per tutti, eravamo tutti felici, la famiglia era unita, non c’era il divorzio, c’era la pace, c’erano le pensioni, non esisteva la criminalità e le fontane buttavano vino, ma solo quello D.O.C.”
Ma quale lavoro. Il boom economico è arrivato DOPO, in quegli anni se non avevi la tessera del Partito il lavoro era un miraggio.
Ma quale felici. Si aveva paura ad uscire di casa e incontrare le Camicie Nere, che se eri un po’ abbronzato tu dalla vita nei campi – e un pò sbronzi loro – era manganello festival.
Ma quale pace. Chi si è schierato con il pazzo baffetto e lo ha seguito nella seconda guera mondiale? Chi si è buttato a capofitto con eserciti e milizie in Abissinia, Albania e guerra civile Spagnola?
Ma quale pensione. Non è un’invenzione sua.
Ma quale assenza di criminalità. Non c’era più nulla da rubare che non avessero già requisito loro per foraggiare l’industria bellica.

I numeri del fascismo in Italia:
– 42 fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale;
– 28.000 anni complessivi di carcere e confino politico;
– 80.000 libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica;
– 700.000 abissini barbaramente uccisi nel corso dell’impresa Etiopica e nelle successive “operazioni di polizia”;
– 350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi nella Seconda Guerra mondiale;
– 45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non fecero più ritorno;
– 640.000 internati militari nei lager tedeschi, di cui 40.000 deceduti e 600.000 e più prigionieri di guerra italiani che languirono per anni, rinchiusi tra i reticolati, in tutte le parti del mondo;
– 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all’estero;
– Migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città;
– Innumerevoli combattenti degli eserciti avversari, più i civili, che morirono per le aggressioni fasciste.

L’unica terapia adatta per questi nostalgici malati di C.A.F. sarebbe farli salire su una macchina del tempo e far loro assaggiare “i bei tempi andati”. Ma la macchina del tempo non esiste. Non ancora.

Diagnosi: Idiozia galoppante incurabile.

Speriamo non si riproducano troppo.

 

Prof. Haldol

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