Donne che odiano le donne. E gli uomini. E i reggiseni. E…

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E’ doveroso premettere che chi scrive, come il resto dello staff, è assolutamente contrario a qualunque genere di discriminazione, sia essa di genere, razziale, religiosa o vattelapesca. In ogni caso, buonsenso suggerirebbe di lasciar perdere un argomento tanto spinoso come il nazifemminismo oltranzista.

Qua però ce ne battiamo il belino già di par nostro, in più ho anche scoperto che la roba più alcolica rimasta in casa è una misera crema di whisky, il che mi rende particolarmente litigioso. Malgrado ciò, affronterò il tema con la consueta flemma.

Avete rotto il cazzo, e già da un po’.
Ciclicamente escono articoli, foto, post sui social, in cui vengono denunciate presunte “discriminazioni” o “violazioni della dignità” verso il genere femminile. Ora, la discriminazione di genere è una piaga nota a tutti e ancora particolarmente sentita, ma qui si esagera.

Esempi.

Qualche mese fa ha fatto notizia la protesta dell’associazione Non Una Di Meno nei confronti di una nota marca di intimo, rea di aver ingaggiato – orrore – una gnocca stratosferica per pubblicizzare un reggiseno.
Sessismo!
Discriminazione!
Modello di donna eteronormato! (?!)
Mamma mi ha fatto uomo, quindi magari certe illuminanti verità mi sono precluse. Credo però che una donna scelga di indossare una “balconette in pizzo nero ricamato” non tanto per la comodità d’uso quanto per far defluire ingenti quantità di sangue alle parti basse del partner di turno. E la modella in questione fa defluire, oh se fa defluire. E loro lo sanno (quelli della nota marca di intimo, intendo). Ingaggiare una bella ragazza al posto di un cesso a pedali mi sembra una scelta di buonsenso, più che sessista. Anche perché non ho sentito nessuno accusare di sessismo questa pubblicità, per dire.

Le Femen. Movimento femminista ucraino, nato con lo scopo di contrastare il maschilismo che caratterizza la società ucraina (fin qui tutto bene), ma che organizza blitz di protesta per i motivi più disparati e nei più disparati luoghi (ancora tutto bene). Si dichiarano totalmente contrarie alla mercificazione del corpo femminile (bene, bene, bene).
Quindi coerentemente protestano con le zizze di fuori.
Ben… no, aspetta, qualcosa non torna.
Una loro portavoce ha dichiarato: “questo è l’unico modo per essere ascoltate nel paese; se avessimo manifestato soltanto con cartelli e slogan, nessuno ci avrebbe nemmeno notato”.
A parte che le minne le cacciano fuori ovunque si rechino a rompere i cogl a protestare, una cosa mi sfugge: ma mostrare il seno in cambio di visibilità non è una mercificazione del proprio corpo? Il fatto che a protestare seminude siano tutte belle figliole (quelle che ho visto io, almeno) non promuove anch’esso un “modello di donna eteronormato” (cfr. parag. prec.)?

Sia chiaro, una volta di più: le motivazioni sono più che legittime. Sono i modi, a perplimermi.

Senza contare chi vede patriarcato & sessismo ovunque. Generalmente sono quelle che esultano per presunte vittorie sociali – quelle sì, sessiste – come le quote rosa obbligatorie in politica, che è un po’ come se vi dicessero che da sole non ce la fate (beninteso, in parlamento ci potrebbero essere esclusivamente donne e a me fotterebbe sega, mi interessano le competenze, piuttosto).

Trovo che questi modi d’agire siano solo deleteri alla vera causa del femminismo. E delle volte sinceramente ho difficoltà a credere che certi comportamenti scaturiscano davvero dal desiderio di raggiungere le pari opportunità, e non piuttosto da un malcelato odio verso il genere maschile.

Intanto in alcune parti del mondo ci sono ancora migliaia di donne che subiscono l’infibulazione.
In altre, milioni sono costrette a dichiararsi totalmente disinteressate ad avere figli a un colloquio di lavoro, se vogliono andare oltre al fatidico le faremo sapere.
Eccetera, eccetera.

Mi rivolgo a voi, nazifemministe integraliste: ma cominciare a preoccuparsi del vero sessismo e delle vere discriminazioni nei confronti delle donne – delle cose serie, insomma – no?

SP

 

 

 

 

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