Sindrome Pseudo Buonista Sinistroide

Pubblicato il Pubblicato in Le consulenze del Prof. Haldol

 

 

Miei cari pazienti vicini e lontani, eccoci di nuovo qui per affrontare come anticipato precedentemente il tema della S.P.B.S. (Sindrome Pseudo Buonista Sinistroide). In nomine par condicio.

Già conosciuta in passato come Malattia della Falsa Crocerossina, questa sindrome non ha nulla a che fare con quei Santi che ogni giorno dell’anno sono pronti a partire in soccorso altrui a sirene spiegate.

I bipedi che contraggono questa fastidiosa (per chi se li deve sorbire) e pericolosa (per la stabilità della società) malattia aggredisce di solito il sistema nervoso centrale, azzerando intere zone cerebrali preposte all’equilibrio interiore e riempiendole della matrice del virus in oggetto.

Praticamente un reset del buon senso.

Il decorso iniziale è molto subdolo: l’interlocutore del soggetto al principio crede di avere a che fare con una persona di nobili intenti, grazie anche all’eloquio fluente del malato infarcito di quelle poche parole che scorrazzano liberamente nel cranico scatolone come “accoglienza incondizionata”, ”eravamo come loro”, ”tu non sai cos’è la guerra”, ”non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati”, ”fanno lavori che nessuno vuole fare”.

Ciò che spicca nella fisiognomica dei contagiati è un sorriso beota ogni volta che pronunciano le frasi di cui sopra (e altre espressioni che tralasceremo per sopraggiunti limiti di nausea), dovuto alla contrazione di un muscolo involontario, che essi solo hanno sviluppato sotto effetto del virus SPBS, che convoglia alla maxillo-facciale il nutrimento a scapito di neuroni e sinapsi. Infatti il soggetto non concepisce altro che Perbenismo da Strapazzo, Puritanesimo ed entità soprannaturali di vario genere, con riferimento a un senso di ammmore universale che travalica la Ragione.

La qual Ragione, sentendosi offesa, ne avrebbe di cose da dire, e parecchie.

Per esempio potrebbe obiettare che se un ettolitro di vino non può stare in un bicchiere da tavola, non si può dare la colpa al vino, e nemmeno al povero bicchiere. Non per questo siamo tutti astemi. Se l’oste avesse procurato tanti bicchieri prima, ora di vino ce ne starebbe di più.

Oppure storcerebbe il naso pensando che noi siamo stati emigranti, poveri, stranieri. Ma non è che ci permettessero di fare ciò che volevamo noi. C’erano delle regole e noi ci siamo adeguati alle loro, non loro alle nostre.

Magari direbbe: io non so com’è la guerra (per fortuna), ma me l’ha raccontata chi l’ha vissuta in primis… ma a te non hanno mai detto nulla? Non hai bisnonni, avi, che abbiano combattuto e siano morti per dare a TE un futuro? Quando l’impero Austro-Ungarico ha invaso il nostro Paese, abbiamo forse chiesto asilo a qualcuno? Il Piave, l’Ortigara, Caporetto per te sono dei vini pregiati?

Sicuramente converrebbe che rispetto ad altri siamo fortunati, eccome. Ma dirti di guardare indietro è l’inganno di chi ha paura che guardi avanti.

Obietterebbe che non ha mai visto un repulisti finu nel mondo del caporalato, del sommerso, dei diritti solo sulla carta, del pagato con un tozzo di pane. Chiedere a noi perché non vogliamo lavorare per 5 euro al giorno è un insulto alla Ragione. Per il resto, basta fare 2+2 e ognuno trarrà le sue conclusioni.

Si domanderebbe come mai il Popolo Italiano non debba sentirsi preso per i fondelli, visto che autorevoli quotidiani citano nei loro articoli fonti governative intente a scoprire miracolose maturazioni di fondi, case, sovvenzioni per il lavoro che anni fa avevano liste d’attesa misurabili non in anni, ma in generazioni.

A  questo punto il malato entra nella fase introverso-schifoidale, scuote la testa con commiserazione e pronuncia le fatidiche parole razzista di mmmmmmerda, ove il numero di “m” è proporzionale al quadrato del livello di infatuazione.

Terapia consigliata:

Trasferimento coatto in bilocale-cucina-bagno-luminoso-zona periferica, con due profughi a carico (eeeehhhh, dove mangiano tre mangiano anche cinque…)

Passeggiatina serale a scelta di  madre, sorella, moglie da sola per verificare le “condizioni di integrazione” in posti dove queste persone sono abbandonate a loro stesse. E per verificare che non eravamo sicuri neanche PRIMA con la nostrana delinquenza, quando i “Beotus Accoglientia Semper” erano inspiegabilmente introvabili.

Due mesi a raccogliere pomodori, sotto il sole per 12 ore al giorno, per pochi spiccioli.

Direi che basta. Se pensate che siano tutte storie, meglio (o peggio?) per voi. Non correrete il minimo rischio. Le banlieu in Italia non esistono. Non abbiamo aggiunto altra criminalità potenziale. Abbiamo alzato il PIL.

Buona fortuna.

Doverosa precisazione: nei lunghi anni passati a studiare i meandri dell’intelletto umano il sottoscritto si è perennemente battuto per aiutare il Prossimo, e sostiene tuttora che le discriminazioni in base al colore della pelle, credo religioso, sesso, ideologie sono da PERSEGUIRE in tutti i modi. Sempre che il nostro beneamato Stato ce ne dia la possibilità e gli strumenti (il motivo delle mie perplessità). Ne consegue che questo NON è un attacco a chi è meno fortunato di noi ma un modo di studiare il folle culto dell’assolutismo in ogni sua forma.

Non me ne farò mai una ragione, rassegnatevi.

 

M.P. Haldol

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