Homo Crocodylia Post Damnum Lacrimantis

Pubblicato il Pubblicato in Le consulenze del Prof. Haldol

Sono nel mio studio, immerso in piacevoli quanto inutili ricerche. Vago qua e là in rete approfittando di un momento di relativa quiete lavorativa, e soffocando a stento uno sbadiglio mi accingo a prepararmi un altro caffè, quando odo provenire dalla sala d’aspetto dei lamenti. Strazianti. Snervanti. Qualcosa nel tono della nenia in corso qualche metro più in là mi fa pensare che il caffè può attendere.

Mi avvicino alla porta, ma non faccio tempo ad aprirla che si spalanca e mi appare il volto preoccupato della segretaria.

– Professore, c’è questo tizio che ci hanno portato d’urgenza, pare che non si riesca a farlo smettere di frignare.

– Da quanto tempo?

– E’ qui il problema. I parenti dicono che è così da diversi giorni.

– Lo faccia portare qui.

Pochi secondi dopo, uno straccio con fattezze umane viene portato a braccia e disteso sul lettino da analista, ove il relitto si lascia andare a sacco di patate continuando nel suo lacrima-festival.

Mezz’ora e quattro pinte di tranquillanti dopo, inizio l’acquisizione dei dati del misero tapino.

Figlio della mia generazione, questo è evidente. Denutrito, pare di no. Vestito bene direi, forse un po’ medio-man ma tutto sommato nei canoni comuni. Gli chiedo se si sente di spiegarmi cosa lo tormenta, ma la sua risposta mi spiazza come un dribbling di Ronaldinho. Inizia a raccontarmi la storia della sua vita, inframmezzando parole con quel misto pianto-raglio-singhiozzo-chewbacca.

“Io… io sono cresciuto in una famiglia povera… come tanti della mia generazione… pochi soldi… papà fabbrica… mamma casalinga… eravamo negli anni ’70… trovato lavoro come operaio…”

– Bene, anche io sono della sua generazione e ho fatto anche io l’operaio. E’ questo che la opprime?

“No, no…eravamo in piena età di conquiste sociali… articolo 18… scioperi, tanti scioperi e picchetti e dure lotte per conquistare diritti… e poi le battaglie per l’ecologia e l’ambiente… insomma un sacco di cose da lasciare in eredità ai nostri figli…”

E via così, tanti bei propositi e tante iniziative per un mondo migliore.

“Tanti di noi erano iscritti al sindacato… altri attivisti… altri funzionari sindacali… e poi non so come sia successo… alcuni hanno studiato e sono diventati capi… ma erano peggio di quelli di prima… e altri non hanno studiato e li hanno fatti ministri… qualcuno non era iscritto al sindacato ma ha fatto i soldi, come non si sa… e improvvisamente ha deciso che il profitto giustifica tutto… che si deve lavorare fino alla bara… che tanto chi se ne frega… ha capito che mondo abbiamo dato ai nostri cari? Dottore, dottore… che ne sarà dei miei figli?”

– Non lo so, il pane glielo abbiamo dato, insieme a un mare di altre cose, ma temo che la nostra generazione abbia solo fatto la più grande e peggiore delle indigestioni.

“Indigestione… ma cosa dice?”

– Abbiamo svenduto i nostri ideali, cancellato i loro sogni, ci siamo mangiati il loro futuro.

E gli stiamo ancora cagando in testa.

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